Le persone hanno compreso quanto sia importante la coesione delle quattro regioni linguistiche.

È disponibile il primo sondaggio attendibile sul futuro della SRG. È stato elaborato da sotomo su incarico del quotidiano «Blick». Vi hanno partecipato circa 24 700 aventi diritto di voto della Svizzera tedesca e francese. Ecco in breve i risultati principali:

– L’iniziativa per il dimezzamento viene respinta;

– La riduzione del canone da 335 a 300 franchi (ordinanza del Consiglio federale) ottiene una netta maggioranza;

– Il 78% degli intervistati si ritiene ben informato dall’offerta della SSR (vedi screenshot).

Maggiori dettagli sul sondaggio sono disponibili qui.

Tre punti critici sollevati dalle giornaliste all’Alleanza Diversità mediatica:

1. Secondo il sondaggio, attualmente il 55% degli intervistati dice no all’iniziativa per il dimezzamento. È sollevata?

La SRG è saldamente radicata nella popolazione. Nell’era della disinformazione, delle fake news e di un mondo allo sbando, il giornalismo indipendente ed equilibrato diventa ancora più importante. Ciò si riflette nei risultati di questo sondaggio. Un esempio concreto: all’inizio della guerra in Ucraina, l’audience delle trasmissioni radiofoniche e televisive della SRF è aumentata vertiginosamente. Ciò dimostra che l’azienda mediatica pubblica gode di grande credibilità. Tre intervistati su quattro hanno riconosciuto l’importanza della coesione delle quattro regioni linguistiche per la Svizzera e il ruolo della SSR in tal senso. I canoni sono relativamente elevati perché servono a sovvenzionare i programmi nelle tre piccole regioni linguistiche.

2. In sintesi, si può dire che la maggioranza della popolazione è soddisfatta dei servizi offerti dalla SRG, ma vede anche un potenziale di risparmio. Il progetto di risparmio di Rösti, che prevede la riduzione del canone a 300 franchi, è sostenuto dalla maggioranza. La sua alleanza, invece, ha criticato aspramente questa decisione. Cosa ne pensa del risultato?

Se il Consiglio federale annunciasse una riduzione del 15% dei premi dell’assicurazione malattia, scoppierebbe un tripudio di gioia. Se però collegasse tale riduzione a una diminuzione delle prestazioni e la gente se ne rendesse conto, la maggior parte cambierebbe idea. Lo stesso accadrà con l’offerta dell’azienda mediatica pubblica. Come ogni azienda mediatica, la SRG deve acquisire una presenza convincente in rete, altrimenti non sopravviverà. La trasformazione e il gran numero di piattaforme utilizzate dalle persone richiedono molte risorse e quindi costano molto denaro.

3. La strategia del Consiglio federale sembra funzionare, ovvero quella di togliere slancio all’iniziativa riducendo il canone. Perché ritiene comunque che la decisione sia sbagliata?

Il piano di risparmio del consigliere federale Albert Rösti è insensato: una famiglia non si accorge di avere tre franchi in più al mese a disposizione. Nel caso della SRG, invece, la riduzione del canone comporta una sensibile riduzione dell’offerta. La protesta da tutte le parti è inevitabile. Per contestualizzare la riduzione del budget: si tratta di circa 240 milioni di franchi all’anno. Questo è quanto costano i settori dello sport e della cultura. Proprio in un anno sportivo come quello attuale, è assurdo solo immaginare che in futuro si debba rinunciare completamente allo sport. I media privati coprirebbero solo gli sport che fruttano denaro. Tutti gli altri scomparirebbero!