Commissione del Consiglio degli Stati: prima rivedere la concessione alla SSR, poi fissare l’importo del canone mediatico

L’Alleanza Diversità mediatica accoglie con favore il fatto che anche la commissione competente del Consiglio degli Stati non voglia sentire parlare di una riduzione del canone mediatico da 335 a 300 franchi. Imporlo per via regolamentare non sarebbe giuridicamente ammissibile e sarebbe sbagliato dal punto di vista contenutistico. In primo luogo, la politica deve definire quali siano i compiti della SSR e del servizio pubblico mediatico. La Commissione delle telecomunicazioni del Consiglio degli Stati ha stabilito all’unanimità che «il Consiglio federale deve prima presentare una revisione della concessione alla SSR e solo successivamente determinare l’importo del canone radiotelevisivo». Ritiene inoltre che la modifica dell’ordinanza prevista limiterebbe il margine di manovra del Parlamento in relazione alla discussione dell’iniziativa popolare «200 franchi sono sufficienti!».

Poiché gli investimenti pubblicitari stanno ormai confluendo in grande stile verso i giganti tecnologici statunitensi, i media privati sono scivolati in una crisi finanziaria. Alla luce di questo fatto, l’Alleanza Diversità mediatica ritiene inopportuno sottrarre ulteriori fondi alla SSR. Nell’era della disinformazione e delle fake news, un ulteriore taglio sarebbe irresponsabile.

Ricordiamo che il 26 marzo la commissione competente del Consiglio nazionale (CdC-N) ha respinto all’unanimità la prevista riduzione del canone mediatico. Già nella consultazione su questo regolamento era emerso che la prevista riduzione del canone non era ben accolta. Su oltre 400 pareri espressi, una netta maggioranza si è dichiarata contraria, tra cui molti Cantoni.

L’Alleanza Diversità mediatica è stata fondata all’inizio del 2022. È il baluardo contro l’iniziativa di dimezzamento. Attualmente conta 3000 individui, 11 organizzazioni e una copresidenza di spicco; è in costante crescita.